Il governo messicano ha annunciato di voler aumentare i dazi sulle importazioni dalla Cina, colpendo soprattutto il settore automobilistico, tessile e le materie plastiche. La decisione arriva in seguito al forte aumento di esportazioni cinesi verso il paese latino.
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Intenta a insidiare la superpotenza, da almeno un decennio la Repubblica Popolare ha tentato di saldare i rapporti (non solo commerciali) con Città del Messico. Dalle forniture di droni all’esercito alla modernizzazione delle infrastrutture, dal fentanyl alla rete 5G.
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I dazi al 100% fissati ai tempi dell’esecutivo Biden sulle auto elettriche cinesi e le dispute commerciali innescate dall’amministrazione Trump hanno contribuito a riversare un elevato numero di merci destinate agli Stati Uniti nel mercato messicano.
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Secondo Washington il surplus commerciale di Pechino sarebbe alimentato dalle esportazioni verso il Messico, consentendo ai prodotti mandarini di raggiungere il mercato statunitense nonostante i dazi.
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Negli ultimi mesi gli Stati Uniti hanno fatto pressione sul governo guidato da Claudia Sheinbaum affinché riducesse l’interscambio commerciale con la Cina.
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Benché tradizionalmente avverso alle pressioni statunitensi, il Messico teme l’impatto del massiccio afflusso di merci cinesi sulla propria industria. Anche di qui la scelta di avvicinarsi a Washington e innalzare le gabelle sui prodotti pechinesi.
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Indispettito dalle manovre messicane, il governo cinese ha accusato il paese latino di essere «sotto la coercizione statunitense».