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Tra scenografia e realtà

Tra scenografia e realtà

Nelle scorse ore la Repubblica Popolare ha ospitato un’imponente parata militare per commemorare l’ottantesimo anniversario della fine dell’occupazione giapponese. Oltre a Vladimir Putin e Kim Jong Un, all’evento hanno partecipato svariati capi di Stato afferenti al Mondo Contro.

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Pensate per suggellare l’ascesa dei rivali di Washington anche sul piano scenografico, le celebrazioni hanno evidenziato il repentino miglioramento delle Forze armate cinesi, dotate di armamenti e tecnologie belliche di alta gamma.

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Ma non vi è unicamente il piano retorico. Preoccupata dagli abboccamenti tra statunitensi e russi, la Repubblica Popolare ha colto l’occasione per legare ulteriormente a sé Mosca e respingere il tentativo pensato da Washington per staccare le due potenze.

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La dirigenza mandarina ha utilizzato l’esibizione anche per riscrivere la propria storia. Non solo perché furono soprattutto i nazionalisti fronteggiati durante la guerra civile ad affrontare l’occupazione giapponese, ma anche in quanto lo sforzo bellico fu ampiamente garantito dall’esercito statunitense (e sovietico).

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In questa fase per la Russia la sintonia con la Cina è cruciale per richiedere maggiori concessioni al tavolo delle trattative e segnalare agli Stati Uniti una possibile alternativa al negoziato.

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Oltreoceano l’evento è stato accolto con (eccessiva) preoccupazione per l’ascesa dei rivali. Sinceramente indispettito dalla dimostrazione di forza mandarina, Trump ha affermato che Cina, Russia e Corea del Nord starebbero «cospirando contro gli Stati Uniti».

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