La scorsa settimana la Marina militare russa ha avviato una vasta esercitazione navale che coinvolge tutti i mari su cui si affaccia la Federazione. Dal Pacifico al Baltico, dall’Artico al Caspio.
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Nonostante le perdite subite nel Mar Nero per mano ucraina (e occidentale) negli ultimi tre anni, Mosca ha mobilitato negli addestramenti oltre 150mila militari e almeno 150 imbarcazioni.
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Ufficialmente al centro delle manovre vi è il tentativo da parte della Russia di evitare che si accresca il divario della propria Marina con Washington e Pechino, entrambe quantitativamente e qualitativamente superiori dal punto di vista militare.
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Messaggio utile anche per riaffermare la sovranità russa nel teatro artico e contenere le sbandierate velleità statunitensi (e cinesi) sulla Groenlandia e sui ghiacci.
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Ma per i russi le esercitazioni sarebbero fondamentali soprattutto per segnalare ai rivali la propria capacità nella gestione dei vasti confini a discapito dell’impegno bellico nel territorio europeo.
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Risucchiata dal campo di battaglia, già lo scorso giugno la Federazione non è riuscita a intervenire in difesa di Teheran durante la guerra contro Israele.
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Nel tentativo di ricucire i rapporti con la Repubblica Islamica, nelle ultime settimane il Cremlino ha tentato di riavvicinarsi strumentalmente ai pasdaran.
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(Anche) di qui dunque la scelta di coinvolgere anche le Forze armate iraniane nelle recenti esercitazioni nel Caspio.