La scorsa settimana il parlamento della Transnistria ha richiesto «protezione» alla Russia contro le crescenti pressioni del governo moldavo. Oggi Mosca rimane a guardare, ma in futuro a Tiraspol potrebbe ripetersi quanto avvenuto nelle regioni russofone dell’Ucraina orientale.
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La Transnistria è una regione situata lungo il fiume Dnestr, tra Moldavia e Ucraina. Nel 1992, dopo un conflitto con Chisinu, ha dichiarato unilateralmente la propria indipendenza. Pur non essendo riconosciuta ufficialmente, Tiraspol possiede un proprio governo e una propria valuta.
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Transnistria e Russia condividono un forte legame culturale ed economico. La maggioranza della popolazione è russofona e vede in Mosca il proprio baricentro. Dall’indipendenza della regione la Russia possiede sul territorio circa 1500 soldati.
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Mercoledì il presidente della Transnistria ha dichiarato che il governo moldavo sta «violando i diritti umani» e applicando verso la popolazione delle «politiche di genocidio». Immediata la risposta del ministero degli Esteri di Mosca: «proteggere gli interessi dei cittadini della Transnistria è una priorità»
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Ma nel breve periodo la Russia non agirà militarmente in difesa della Transnistria. Giacché oggi il Cremlino utilizza Tiraspol unicamente come strumento attraverso cui destabilizzare il governo filoccidentale moldavo e aumentare la pressione sulle cancellerie europee