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L’Africa è sempre più cinese

L’Africa è sempre più cinese

Nelle scorse settimane si è concluso a Changsha, nell’Hunan, il Forum sulla cooperazione Cina-Africa (Focac), pensato da Pechino per rafforzare la propria presenza nel continente.

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Oltre ai funzionari mandarini, agli incontri hanno presenziato i delegati dei 53 Stati africani che detengono relazioni diplomatiche formali con la Repubblica Popolare.

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Già dalla fine degli anni Novanta Pechino ha intensificato gli investimenti economici, militari e tecnologici in Africa per contenere il peso dei paesi occidentali, spesso percepiti come coloniali dalla popolazione locale.

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Al centro del dialogo degli ultimi giorni vi è stata soprattutto la volontà della Cina di fornire un’alternativa (non solo economica) ai paesi africani preoccupati dai dazi statunitensi.

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Apparentemente congelate (tranne che per Pechino), le tariffe rischierebbero di indebolire fortemente le fragili economie del continente, peraltro già segnate dal parziale smantellamento dei sussidi elargiti da Washington.

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Di qui la scelta della Cina di cogliere il momento per rimuovere i dazi doganali sulle merci importate dai paesi africani e aumentare gli interscambi con il continente.

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In cambio dell’accordo Pechino punta ad acquisire le materie prime del continente (anche) per schermarsi preventivamente da un’eventuale frattura con Mosca.

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