Nelle scorse ore l’Italia ha assunto il comando della missione comunitaria Aspides e di due gruppi marittimi dell’Alleanza Atlantica.
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Mentre la prima è focalizzata sulla difesa delle rotte marittime minacciate dagli huthi nel Mar Rosso, la missione Nato è pensata per garantire la sicurezza di gasdotti, oleodotti e cablaggi sottomarini nel Mediterraneo e nell’Atlantico.
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A differenza delle operazioni condotte da Stati Uniti e Regno Unito, le operazioni comunitarie hanno «scopi puramente difensivi» (anche) per evitare le possibili ritorsioni delle milizie yemenite.
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Benché la guida tattica delle operazioni sia ciclica per i paesi partecipanti, entrambe le missioni sono preminenti per gli interessi strategici e tattici di Roma.
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La sicurezza del cosiddetto «Mediterraneo allargato» è fondamentale non solo per l’approvvigionamento delle materie prime essenziali per l’economia dello Stivale, ma anche per assicurare profondità difensiva e proiettare influenza in Nordafrica.
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Ancor più rilevante, oggi entrambe le operazioni si allineano alla volontà statunitense di delegare parte del fardello imperiale ai propri alleati.
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Concentrati sul teatro indopacifico e risucchiati dal fronte europeo e mediorientale, in questa fase gli Stati Uniti vorrebbero affidare all’Italia (e non solo) la gestione delle acque mediterranee.