Lo scorso mese i ministri della Difesa di Tokyo e Manila hanno concordato il trasferimento di sei cacciatorpediniere nipponici alla Marina militare filippina.
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Preoccupati dall’espansionismo cinese nelle acque asiatiche, in questa fase giapponesi e filippini intendono intensificare la cooperazione per contrastare le manovre di Pechino.
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Di qui dunque la scelta giapponese (e statunitense) di fornire imbarcazioni usate a Manila, anche aggirando quei dettami costituzionali che non permetterebbero alle Forze di autodifesa nipponiche di commerciare armamenti con altri paesi.
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Movimenti capaci di scatenare l’immediata rappresaglia di Pechino, che nelle ultime ore ha inviato parte della propria flotta nelle acque territoriali delle isole Senkaku, nella prefettura di Okinawa, per rivendicarne la sovranità sul paese del Sol Levante.
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Oltre ad ampliare il sostegno reciproco nel settore tecnologico, economico, infrastrutturale ed energetico, già lo scorso anno Giappone e Filippine hanno siglato un accordo militare per consentire l’utilizzo di truppe nei rispettivi territori durante esercitazioni congiunte e pattugliamenti marittimi coordinati.
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Questa intesa è solo l’ultima di numerose iniziative di Manila, coinvolta in molteplici iniziative al fianco di Washington (e non solo) nel contenimento della Repubblica Popolare.
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In cerca di alleati disposti a destinare risorse per puntellare l’accerchiamento ordito alla flotta pechinese, oggi gli Stati Uniti intendono profittare dei timori dei paesi dell’area per rinsaldare la cooperazione militare nell’Indopacifico in chiave anticinese.