Nel corso di una conferenza stampa nello Studio Ovale, ieri Donald Trump ha dichiarato che «gli Stati Uniti imporranno sanzioni severe alla Russia se non verrà raggiunto un accordo per un cessate il fuoco in Ucraina entro 50 giorni».
***
Come più volte raccontato da Domino negli scorsi mesi, in questa fase il proposito del presidente americano coincide con quello degli apparati federali, intenti a dividere russi e cinesi per concentrarsi sulla rivalità con Pechino.
***
Consapevolezza ampiamente diffusa anche al Cremlino, che dunque intende rallentare le pressioni statunitensi per massimizzare i propri profitti al tavolo negoziale. Con il rischio di complicare di molto le volontà washingtoniane.
***
Eppure difficilmente le blande minacce economiche di Trump potranno spingere Mosca a sedersi al tavolo delle trattative. Difficile piegare un popolo imperiale soltanto con strumenti economici (non siamo in Europa occidentale). Ancor più dopo oltre tre anni di conflitto sul campo e dure sanzioni occidentali.
***
Motivo per cui nelle scorse ore gli apparati della superpotenza hanno anche promesso un nuovo pacchetto di armi e sistemi di Difesa aerea all’Ucraina, anche a discapito dell’arcinota retorica presidenziale avversa a Kiev.
***
Addirittura il presidente avrebbe incoraggiato Zelensky a colpire in profondità il territorio russo con armi di fattura occidentale. Giravolta retorica immediatamente affidata alla stampa statunitense proprio per proiettare un chiaro segnale alla Federazione.
***
Per salvare la faccia Trump ha poi giurato che le armi fornite a Kiev verranno interamente pagate dagli Stati europei. Dichiarazioni ritrattate da anonimi funzionari del Pentagono solo pochi minuti dopo il termine della conferenza stampa presidenziale.