Sicura d’aver sistemato i satelliti europei con dazi e riarmo, in attesa del prossimo intervento della magistratura americana sulle tariffe, ora l’amministrazione Trump si dedica al suo principale proposito.
Staccare la Russia dalla Cina.
Un obiettivo condiviso, a differenza del passato, da buona parte delle agenzie statunitensi – altrimenti resterebbe lettera morta. E che passa dal congelamento della guerra in Ucraina e dal riconoscimento per Mosca di più di quanto conquistato sul terreno – principale incentivo per avvicinare il Cremlino.
Finita la parte scenografica, e al solito inutile, dei summit tra leader, adesso tocca ai vari apparati stabilire territori, (para)garanzie di sicurezza, futuro assetto regionale (se mai vi sarà).
Con alcuni punti fermi. Con contractor o con truppe ufficiali, gli americani manterranno il controllo dell’Ucraina non occupata dai russi. Il Cremlino continuerà ad avanzare richieste esose, ben oltre le proprie possibilità. Gli europei saranno chiamati a partecipare in qualsiasi forma della manutenzione del territorio.
Da ultimo: la questione ucraina non si chiuderà qui (continuerà per decenni tra tregue e conflitti). E Mosca non abbandonerà del tutto Pechino.