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L’Indopacifico resta la priorità di Washington

L’Indopacifico resta la priorità di Washington

Mentre dialogano con la Russia per archiviare il conflitto in Ucraina, da alcune settimane gli americani vanno rafforzando il contenimento verso la Cina nell’Indopacifico.

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Pressata dai dazi paventati dall’amministrazione Trump, lo scorso luglio la Corea del Sud si è impegnata a investire negli Stati Uniti almeno 350 miliardi di dollari nel settore tecnologico e della Difesa.

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Al centro vi è soprattutto la volontà statunitense di richiedere un maggiore impegno per contenere la Cina nelle acque del Pacifico. Concetto ulteriormente ribadito dalle manovre militari delle ultime ore.

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Lunedì Washington e Seul hanno avviato un’esercitazione congiunta che coinvolge almeno 18mila soldati sudcoreani e 3mila statunitensi per rispondere alle minacce nordcoreane (e cinesi).

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Dinamiche identiche riguardano anche Filippine, Giappone, Australia e (ovviamente) Taiwan.

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Mentre Canberra ha affermato ufficialmente di aumentare il numero di esercitazioni militari congiunte nel prossimo anno, Tokyo e Delhi hanno concordato con Washington una diminuzione delle importazioni di acciaio cinese.

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Ad agosto decine di contractor statunitensi si sono poi recati nelle Filippine per trasferire tecnologia nel paese e intensificare la collaborazione militare. Pochi giorni dopo il governo di Manila ha annunciato di voler aumentare le importazioni di sistemi missilistici di fattura americana.

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