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India e Cina si contendono il Nepal

India e Cina si contendono il Nepal

A settembre il Nepal è stato attraversato da violenti scontri che hanno innescato la destituzione del primo ministro e la morte di quasi cento persone, tra cui la moglie dell’ex primo ministro.

Apparentemente le rivolte sarebbero scoppiate a causa della sospensione di diverse piattaforme digitali, utilizzate soprattutto dalla “Generazione Z” per «diffondere disinformazione contro il governo e coordinare le agitazioni».

Proprio i più giovani sarebbero stati i maggiori artefici dei tumulti, insoddisfatti per la corruzione diffusa, il rallentamento economico e i privilegi castali della classe politica.

Ma al centro dell’improbabile «rivoluzione della Generazione z» vi è altro.

Conteso tra cinesi e indiani, nell’ultimo decennio il governo di Kathmandu si è progressivamente avvicinato alla Repubblica Popolare, che ha offerto ingenti finanziamenti nel settore infrastrutturale, energetico e tecnologico.

Meno di un anno fa il primo ministro nepalese ha siglato un accordo da 41 milioni di dollari con Pechino per il parziale rifacimento dei corridoi stradali del paese. E nelle ore precedenti al colpo di Stato era presente alla scenografica parata militare organizzata dalla Cina.

Vicinanza assai problematica per Delhi, preoccupata di assistere alla crescente influenza di Pechino e di poter perdere un territorio cuscinetto cruciale. Di qui la scelta del governo guidato da Modi di approfondire la cooperazione bilaterale tra i due eserciti e appoggiare le rivolte nepalesi.

L’India vanta una stretta relazione culturale, economica e religiosa con il Nepal, che dipende interamente dalle esportazioni di Delhi ed è l’unico Stato a maggioranza induista nella regione.

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