A metà settembre Riad e Islamabad hanno siglato un accordo di mutua Difesa per «approfondire la cooperazione militare e aumentare la capacità di deterrenza contro le minacce regionali».
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Giunto solo poche ore dopo l’attacco israeliano ai vertici di Hamas in Qatar, il patto evidenzia l’intento saudita di schermarsi sotto l’ombrello nucleare di Islamabad, unica potenza a maggioranza musulmana dotata dell’ordigno atomico.
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Per Riad il controllo del Pakistan è cruciale per bilanciare la pericolosità dell’Iran. E da diversi anni la monarchia del Golfo ha aumentato i finanziamenti economici, il flusso degli idrocarburi e le forniture tecnologiche (soprattutto di marca occidentale) destinate a Islamabad.
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Storicamente i due paesi vantano profonde collaborazioni militari, dalla guerra civile in Yemen negli anni Sessanta all’invasione sovietica dell’Afghanistan.
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L’accordo coglie i due soggetti in momenti differenti. Mentre il Pakistan vive una fase di grande dinamismo, l’Arabia Saudita sta bilanciando i rapporti con lo Stato ebraico per evitare eccessive ripercussioni sul piano retorico.
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Già in difficoltà sul fronte interno, in questa fase Islamabad sta anche tentando di riavvicinare il Bangladesh, sostenere il secessionismo dei baluci in Iran e rafforzarsi nei confronti dell’India.
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Ma i patti tra i due paesi non sono passati inosservati alla Casa Bianca, preoccupata che l’ombrello nucleare pachistano possa minare l’interesse dell’Arabia Saudita a sottoscrivere gli Accordi di Abramo con Israele.